Il film, diretto da Ron Howard e basato sull’omonimo romanzo di Dan Brown, è evocativo d’un clima che la cristianità ha conosciuto di recente a seguito della scomparsa di Giovanni Paolo II. Smarrita senza la sua guida, incerta sul futuro della Chiesa, la comunità dei fedeli si stringe attorno ai porporati riuniti in Conclave per eleggere il nuovo Sommo Pontefice. In questo contesto si colloca il mistero di un’antica confraternita di scienziati e artisti perseguitati dalla Chiesa perchè in contrasto con il dogmatismo religioso e intenzionati a sfruttare la sede vacante per sovvertire l’ordinamento ecclesiastico dall’interno. Il protagonista è, ancora una volta, il professor Robert Langdon (Tom Hanks), coadiuvato nella sua spericolata indagine dalla dottoressa Vittoria Vetra (Ayelet Zurer) e dall’ispettore Olivetti (Pierfrancesco Favino). Ewan McGregor si distingue nei panni del personaggio chiave del thriller, il mons. Camerlengo Carlo Ventresca. Il film è avvincente. Non lo iscriverei in una letteratura anticristiana, neppure anticattolica. Il complottismo di Brown, le sua dietrologia, non intaccano minimamente la religione, anzi. L’autore recupera un concetto caro a Galilei, che non esiste vera contraddizione tra scienza e fede, tra sacre scritture e leggi fondamentali della natura, per concludere, un po’ banalmente, che la fede è un dono e non tutti lo ricevono. Voto 7.

- Hanz Zimmer, Chevaliers de Sangreal -

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Ho capito una cosa davvero importante.
Che la relatività è la legge imperante di questa nostra esistenza.

C’è un antico detto calabrese che recita: “i migliori amici, i migliuri curteddrate”.
L’amicizia di sicuro non può essere discontinua.
E men che meno meschina.
L’amicizia vera, intendo. Perchè gli amici non veri, invece, sono capaci di picchi, oserei dire sublimi, di meschinità.
Al punto che i tuoi nemici di sempre, a confronto, risultano all’improvviso addirittura simpatici e ti verrebbe quasi voglia di fidarti di loro perchè, tutto sommato, peggio dei falsi amici, che ti tirano le coltellate, non possono essere.

Appunto… tutto è relativo. ;)

Percorsi per fidanzati, processetti, matrimoni principeschi, etc. Credere nel salvifico incontro tra Dio e l’uomo in Gesù Cristo è un conto. Un altro sono gli effetti speciali.

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Ci salutammo senza effusioni: era sempre successo così. La nostra era stata un’amicizia discontinua e notturna, fondata più sulla consonanza nelle preferenze alcoliche – birra, vino bianco, gin inglese, bourbon – che su qualsiasi forma di smodatezza sentimentale, nella quale non scivolammo mai. Da bevitori esperti entrambi diffidavamo degli eccessi di entusiasmo e d’amicizia che la notte e le bevute portano con sé: solo una volta, quasi all’alba, sotto l’influsso di quattro imprudenti martini dry, Biralbo mi aveva parlato del suo amore per una ragazza che io conoscevo solo superficialmente – Lucrezia – e di un viaggio con lei da cui era appena tornato. Entrambi avevamo bevuto troppo quella notte. Il giorno dopo, quando mi alzai, scoprii che non avevo i postumi della sbornia perché ero ancora ubriaco e che avevo dimenticato tutto quello che Biralbo mi aveva raccontato. Ricordavo solamente la città dove doveva essere terminato quel viaggio così repentinamente iniziato e concluso: Lisbona.

Antonio Muñoz Molina, L’inverno a Lisbona

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C’è gente che nemmeno conosci, e probabilmente mai conoscerai, che in determinate circostanze riesce a dire esattamente quello che tu stai pensando e vorresti esternare da tempo. Portavoci inconsapevoli.
Sò soddisfazioni, anche se minime.
Altra soddisfazione, ma non minima, è quella che vi annuncio con gioia ed innumerevoli serie di scongiuri: comincio a guarire da tutti i miei malanni. Venerdì pomeriggio, via i punti dalla ferita. E chissà che dalla prossima settimana, non riprenda una generale rinascita. Sembra sciocco, ma questo pensiero mi riempie di speranza.
In fondo, forse, il vero segreto della vita è semplicemente l’animo con cui affronti ogni prova. Mens sana in corpore sano, e tanta, abbondante, ironia.

 

Se la cassiera di un supermercato va in difficoltà, quando ad esempio non riesce a smaltire la coda dei clienti che si forma all’ora di massima affluenza, quando non può occuparsi delle operazioni di cassa e insieme imbustare i prodotti, allora che fa? Tira fuori la bacchetta magica? Non proprio. Afferra il microfono vicino a lei e, nella concitazione del momento, scandisce una formula, una specie di motto che origina da un movimento sociale: l’alleanza universale tra le cassiere e i commessi. Non ha ancora finito di pronunciare quella frase consacrata dall’uso nei supermarket di tutto il Mondo, che dai reparti si fiondano verso le uscite dei ragazzi in camice, i quali convalidano con il loro decisivo apporto, una volta di più, quell’intesa. Provo invidia per la solidarietà che salva la nostra cassiera nei suoi momenti di crisi. Quante volte siamo messi alle corde da circostanze avverse, da bizzarre trame della vita, senza aver alcuna via d’uscita? Quante volte vorremmo urlare anche noi come fanno loro: “un ragazzo alle casse, per favore”?

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