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“Ci salutammo senza effusioni: era sempre successo così. La nostra era stata un’amicizia discontinua e notturna, fondata più sulla consonanza nelle preferenze alcoliche – birra, vino bianco, gin inglese, bourbon – che su qualsiasi forma di smodatezza sentimentale, nella quale non scivolammo mai. Da bevitori esperti entrambi diffidavamo degli eccessi di entusiasmo e d’amicizia che la notte e le bevute portano con sé: solo una volta, quasi all’alba, sotto l’influsso di quattro imprudenti martini dry, Biralbo mi aveva parlato del suo amore per una ragazza che io conoscevo solo superficialmente – Lucrezia – e di un viaggio con lei da cui era appena tornato. Entrambi avevamo bevuto troppo quella notte. Il giorno dopo, quando mi alzai, scoprii che non avevo i postumi della sbornia perché ero ancora ubriaco e che avevo dimenticato tutto quello che Biralbo mi aveva raccontato. Ricordavo solamente la città dove doveva essere terminato quel viaggio così repentinamente iniziato e concluso: Lisbona.“
Antonio Muñoz Molina, L’inverno a Lisbona
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C’è gente che nemmeno conosci, e probabilmente mai conoscerai, che in determinate circostanze riesce a dire esattamente quello che tu stai pensando e vorresti esternare da tempo. Portavoci inconsapevoli.
Sò soddisfazioni, anche se minime.
Altra soddisfazione, ma non minima, è quella che vi annuncio con gioia ed innumerevoli serie di scongiuri: comincio a guarire da tutti i miei malanni. Venerdì pomeriggio, via i punti dalla ferita. E chissà che dalla prossima settimana, non riprenda una generale rinascita. Sembra sciocco, ma questo pensiero mi riempie di speranza.
In fondo, forse, il vero segreto della vita è semplicemente l’animo con cui affronti ogni prova. Mens sana in corpore sano, e tanta, abbondante, ironia.

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Se la cassiera di un supermercato va in difficoltà, quando ad esempio non riesce a smaltire la coda dei clienti che si forma all’ora di massima affluenza, quando non può occuparsi delle operazioni di cassa e insieme imbustare i prodotti, allora che fa? Tira fuori la bacchetta magica? Non proprio. Afferra il microfono vicino a lei e, nella concitazione del momento, scandisce una formula, una specie di motto che origina da un movimento sociale: l’alleanza universale tra le cassiere e i commessi. Non ha ancora finito di pronunciare quella frase consacrata dall’uso nei supermarket di tutto il Mondo, che dai reparti si fiondano verso le uscite dei ragazzi in camice, i quali convalidano con il loro decisivo apporto, una volta di più, quell’intesa. Provo invidia per la solidarietà che salva la nostra cassiera nei suoi momenti di crisi. Quante volte siamo messi alle corde da circostanze avverse, da bizzarre trame della vita, senza aver alcuna via d’uscita? Quante volte vorremmo urlare anche noi come fanno loro: “un ragazzo alle casse, per favore”?
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Sto un pelino sclerando.
Ho l’assetto ancora invernale che mi impedisce di dormire la sera senza fare la sauna, la schiena con 4 punti ricamati sopra che mi fa muovere come un manichino, la tosse che non si è fatta attendere dopo giorni di intenso mal di gola… e, non contenta, cosa vado a speculare? Tanto per gradire, mi sono buttata a capofitto nello studio per sostenere un imminente concorso, nella speranza che si incastri con altre situazioni in sospeso, per le quali dovrei pure prepararmi… massì! 
La situazione è più nera della mezzanotte, come si dice dalle mie parti, ma mi consolo perchè stasera vado a vedere quel gran figo di Hugh Jackman al cinema, che mi risolleva il morale e la libido!
Argh! Sbav! 
