Ottobre 2008


- Sogna Ragazzo Sogna, Roberto Vecchioni -

Chiudi gli occhi, ragazzo,
e credi solo a quel che vedi dentro
stringi i pugni, ragazzo,
non lasciargliela vinta neanche un momento
copri l’amore, ragazzo,
ma non nasconderlo sotto il mantello;
a volte passa qualcuno,
a volte c’è qualcuno che deve vederlo.

Sogna, ragazzo, sogna
quando sale il vento nelle vie del cuore,
quando un uomo vive per le sue parole
o non vive più.

Sogna, ragazzo, sogna,
non lassciarlo solo contro questo mondo,
non lasciarlo andare, sogna fino in fondo,
fallo pure tu!

Sogna, ragazzo, sogna
quando cala il vento ma non è finita,
quando muore un uomo per la stessa vita
che sognavi tu.

Sogna, ragazzo, sogna,
non cambiare un verso della tua canzone,
non lasciare un treno fermo alla stazione,
non fermarti tu!

Lasciali dire che al mondo
quelli come te perderanno sempre,
perché hai già vinto, lo giuro,
e non ti possono fare più niente.
Passa ogni tanto la mano
su un viso di donna, passaci le dita;
nessun regno è più grande
di questa piccola cosa che è la vita.

E la vita è così forte
che attraversa i muri senza farsi vedere;
la vita è così vera
che sembra impossibile doverla lasciare;
la vita è così grande
che “quando sarai sul punto di morire,
pianterai un ulivo,
convinto ancora di vederlo fiorire”.

Sogna, ragazzo sogna,
quando lei si volta, quando lei non torna,
quando il solo passo che fermava il cuore
non lo senti più.

Sogna, ragazzo, sogna,
passeranno i giorni, passerrà l’amore,
passeran le notti, finirà il dolore,
sarai sempre tu …

Sogna, ragazzo sogna,
piccolo ragazzo nella mia memoria,
tante volte tanti dentro questa storia:
non vi conto più.

Sogna, ragazzo, sogna,
ti ho lasciato un foglio sulla scrivania,
manca solo un verso a quella poesia,
puoi finirla tu.

A distanza di oltre due settimane dal mio compleanno, i regali giacciono ancora imbustati sul mio divano-letto.
E’ tipico di me rimandare a tempi migliori quello che si dovrebbe fare subito.
Ma sono convinta che prima di trovare posto alle cose nuove, si debba chiarire la posizione di quelle vecchie. Succede per gli oggetti, e per le persone.
La stagione fredda si avvicina, e tante scelte incombono sulla mia vita, compreso il famigerato cambio degli armardi, occasione in cui per molti capi che poltriscono lì da anni, anni ed anni, senza mai essere indossati, si delinea l’inevitabile distacco.
E come per il guardaroba, anche nella mia esistenza si impone una sistemazione. Partendo dai cassetti, finendo alle cose più difficili ed importanti. Devo mettere ordine. Chiarire ciò che voglio portare avanti con me, e ciò che invece devo lasciare indietro.
Perchè il disordine è facile, ma mi mantiene immobile.

“La prossima settimana medita sul racconto epico della tua vita. È il momento ideale per cominciare a scrivere la tua autobiografia. Non temere: non è un progetto troppo presuntuoso. L’attuale allineamento dei pianeti mi fa pensare che in questo periodo hai la capacità di vedere il quadro complessivo del tuo destino. Spero che butterai giù almeno un abbozzo della storia che un giorno, forse, metterai nero su bianco, con tanto di previsioni su quello che ti aspetta tra cinque, dieci e quindici anni”.

Ovviamente, come ogni cambio di stagione che si rispetti, io ho il raffreddore.
Chilate di fazzolettini, muco, colpi di tosse e starnuti.
Uno schifo totale.
E qualcuno sostiene anche che io abbia la voce di Sbirulino (!).
Oltre al danno, la beffa.

Eppure, nonostante questo, mi sento felice…