Marzo 2008


Domenica 23 Marzo, le ragazze Gilmore hanno salutato il pubblico italiano con le ultime due puntate della settima, e purtroppo conclusiva, serie. Avrei voluto scrivere un pensiero per questo triste addio, ma gironzolando sul web, ho trovato le parole di qualcuno che ha espresso, forse molto meglio di come avrei potuto fare io, le mie sensazioni.
“In questi ultimi cinque anni e mezzo ho vissuto due vite: una a Varese, la città in cui vivo, l’altra in una piccola cittadina del Connecticut, fondata nel 1779 e abitata da poco più di 9.000 anime (ca. 9.973): Stars Hollow.
In questa mia vita parallela ho fatto colazione da Luke, pernottato all’”Indipendence Inn”, pranzato al “Dragonfly Inn”.
Ho visitato il negozio di antiquariato della signora Kim, sono andata al cinema di KIrk ed ho partecipato alle “assemblee cittadine”…
Sono stati degli anni magnifici, spensierati, tristi, felici ma mai privi di emozioni.
Ho visto sbocciare amori impossibili, come quello tra Kirk e Lulù ed ho visto due amici diventare giorno dopo giorno , anno dopo anno, anime gemelle.
Ho osservato le due protagoniste, Lorelai e Rory, diventare giovani donne.
Ho condiviso con loro momenti speciali, ed è grazie a loro che ho capito che la vita non è finzione, ma è il doversi costruire ogni giorno la strada della nostra vita.
Non sono più la persona che il 15 luglio 2002 si affacciò per la prima volta a Stars Hollow.
Lorelai mi ha insegnato a sorridere alla vita anche quando questa ti mette a dura prova.
Rory invece mi ha fatto capire che nella vita si può riuscire ad arrivare in alto, anche se sei una persona timida, introversa.
E’ vero, non sono più la stessa persona, non so se definirmi migliore o peggiore, ma tutto ciò che so è che queste poche anime alquanto bizzarre, mi hanno regalato degli anni meravigliosi.
Ora so che se dovessi andare a Stars Hollow, la mattina, troverei da Luke, Lorelai e Luke discutere di quante tazze di caffè influenzino il suo umore.
Spostando lo sguardo di qualche sgabello m’imbatterei in Kirk, con i suoi problemi, così complessi, così semplici.
Vedrei Lane indaffarata nel servire ai tavoli e “dribblare” le domande insistenti di Babette e Miss Patty.
Ad un tratto la mia attenzione sarebbe richiamata dal suono del campanellino della porta del locale di Luke, girandomi, vedrei una giovane donna, Rory (capace ancora di arrossire quando al centro dell’attenzione) con un enorme borsone carico di libri e quotidiani ma un po’ alleggerita da quei sogni che in tutti questi anni è riuscita a realizzare.
Fino a quando vedrò tutto questo nella mia mente e lo porterò nel mio cuore, Gilmore Girls non finirà mai, continuando a regalarmi quel po’ di magia che renderà il mio percorso di vita semplicemente straordinario.
Grazie mille per questi splendidi anni.
Daisy o Penny86 o Lore86va.

Molti registi mettono in scena la violenza, sono pochi a farlo con stile. In troppi si dedicano alla denuncia, alla critica sociale, quasi nessuno lo fa con metodo e verosimiglianza delle rappresentazioni, dei caratteri. Film melodrammatico quello di Lumet che si avvale della sceneggiatura di un geniaccio emergente come Kelly Masterson. Due fratelli, Andy ed Hank, per sbrogliare la matassa di una vita spesa male, per riscattare un’esistenza vissuta al di sotto delle aspettative, inseguendo utopistici traguardi, mete illusorie, decidono di “ripulire” la gioielleria di mamma e papà. Quello che in apparenza è un gioco da ragazzi muta in tragedia familiare. L’anziana madre cade vittima di un balordo assoldato per compiere la rapina, per fare il lavoro sporco. I due si fingono estranei alla vicenda, si preoccupano di cancellare le prove del loro coinvolgimento, ma sarà proprio il padre, insofferente verso l’atteggiamento poco professionale dei poliziotti incaricati delle indagini, a scoprire che dietro la rapina e l’omicidio della moglie si nascondono i suoi due figli. Andrew (Philip Seymour Hoffman), il primogenito, è ridotto sul lastrico da un vizietto, quello di sottrarre ricavi alla sua società immobiliare per procurarsi dosi di eroina. Le difficoltà economiche si sommano alla frustrazione sessuale. “Andy” vive nel mito di una notte bollente a Rio proposta senza mezze misure dalla sapiente regia dell’ottantaquattrenne Lumet. Leggi il seguito di questo post >>

Chiamata in causa da Ste, mi accingo a trovare 7 segreti da confessare.
Ovviamente se si possono confessare, non sono dei veri segreti… ma partecipando a questo “gioco”, mi sono resa conto di avere molte più cose da nascondere di quanto pensassi (e non le svelerò certamente adesso). :lol:
Ok, allora… cominciamo:
1. Da ragazzina, ho rubato un gloss al supermercato (il reato ormai è prescritto :mrgreen: );
2. Mi è capitato di desiderare il fidanzato di un’altra (ma non c’ho provato – guardare ma non toccare :oops: );
3. Non mi perdonerò mai per uno schiaffo tirato a mia cugina, anche se sono passati decenni da allora (sono stata una stronza :cry: );
4. La sera prima di addormentarmi, ogni tanto, leggo il Vangelo (eh sì… :roll: );
5. Di recente, non mi sento molto apprezzata nè sufficientemente desiderata (ed ho le mie buone ragioni :evil: );
6. Una volta all’università ho strisciato la macchina nuova, e a casa ho raccontato che qualcuno mi era venuto contro nel parcheggio (lo spavento del momento è stata la peggiore punizione :shock: );
7. La scorsa settimana ho finto di avere la febbre e non sono andata a lavoro per due giorni (se non fossi così maledettamente responsabile, mi sarei data malata per un mese! :mad: ).
Beh… tutto sommato ne sono uscita quasi indenne, eh?
A questo punto, non posso che passare la palla ad Antonio e Nicola, se mai leggeranno questo post e decideranno di sputtanarsi… giusto un pò! :P

Avrei inventato qualunque attività, pur di ritardare questo momento.
Ma ormai è ufficiale: ho riaperto il libro di diritto privato.

- Coldplay, Don’t Panic -

Recensire Non è un paese per vecchi è un lavoraccio. Considero fondamentale la lettura, magari preventiva, dell’omonimo romanzo di Cormac McCarthy per metterne a fuoco meglio la trasposizione cinematografica. Anche per questo scinderò il mio giudizio sul “miglior film dell’anno” in due: uno occhio alla sceneggiatura non originale, uno sguardo al cinema “diverso” dei Coen, alla loro cifra stilistica. Bene. Intanto mi sono affaticato cercando di capire, di intuire fin dalle prime battute dove gli autori volessero andare a parare. Fatica sprecata perché in questo film c’è poco o nulla da capire. (continua)

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