E’ in frigo da circa tre ore, il mio capolavoro culinario del pomeriggio.
Spero che il sapore assomigli anche solo vagamente all’aspetto e all’odore che emana… più tardi vi saprò dire!
Mi sono messa in cucina, e se i risultati saranno soddisfacenti, questa avventura potrebbe anche continuare
Nel frattempo, per chi fosse interessato, ecco la ricetta che ho utilizzato:
Ingredienti: 500 gr di formaggio Philadelphia
250 gr di biscotti Digestive
80 gr burro
230 gr di zucchero
1/2 confezione di panna acida
1 fialetta di essenza di vaniglia
La buccia grattugiata di 1 limone
3 uova intere
Preparazione: 1) Frullare i biscotti riducendoli in piccole briciole, aggiungere 50 gr di zucchero e il burro fuso e mescolare bene.
Stendere il composto in uno stampo a cerniera di 20 cm (anche 23 va bene), pressandolo bene. Far raffreddare mettendo in frigo per mezzora.
2) Sbattere il formaggio con lo zucchero, il limone grattuggiato e le uova. Stendere il composto sul fondo di biscotti e infornare a 100 gradi Centigradi* per circa 40-45 minuti.
Spegnere il forno e lasciare raffreddare il dolce nel forno chiuso per mezzora.
3) Mescolare la panna acida** con 2 cucchiai di zucchero e l’essenza di vaniglia formando una glassa omogenea.
Quando il dolce è freddo spalmare la glassa sulla superficie e mettere in frigo per almeno 3 ore.
Ogni fetta dovrebbe essere tagliata, come fanno a New York, col “dental floss”, cioè con il filo interdentale.
Si può guarnire la fetta di dolce con salsa di frutta, ad esempio una gelatina ai lamponi.
* La temperatura ed il tempo di cottura variano a seconda del forno utilizzato: nel mio caso, ho appurato, la cottura ottimale avviene a circa 120° C.
** La panna acida si può preparare anche in casa: io l’ho ottenuta mescolando 250 ml di panna da cucina e 3 cucchiai abbondanti di yogurt naturale. Dopo ho lasciato riposare il composto per qualche ora a temperatura ambiente.
Ieri sera pizza, e birra, da Talìa. La mia si chiama Ade. Che c’entra il mito greco con una pizza mortadella, rucola, scaglie di parmigiano e un filo d’olio extra-vergine proprio non lo so, ma tant’è. In “terza serata” facciamo un salto all’Università: in un’aula occupata (la Zenith) si tiene un concerto di musica indie. Gli attributi filosofico-esistenziali dei musicisti e degli altri presenti, il loro aspetto, solleticano l’interesse mio e di Evelina. C’è gente che sembra uscita da un film di Bellocchio o del Bertolucci di The Dreamers. Altri, invece, potrebbero sfilare per Gaultier o Galliano. E poi le solite presenze, i fricchettoni de noantri, o di maniera, detto di quei fighetti che con il punk e lo skin non hanno nulla a che vedere, così come con il comunismo e l’anarchismo, ma si sà: “le freak c’est chic”.
No, non sono impazzita… ho proprio deciso di cominciare a sferruzzare.
Una volta, diversi anni fa, mi misi a lavorare a maglia, nel tentativo di creare una bella sciarpa, morbida e calda in vista dell’inverno. Ricordo che era primavera e di quella sciarpa si sono perse le tracce. Uscì fuori piena di buchi e di errori (orrori) madornali, per cui mi scoraggiai e lasciai perdere.
Ma oggi ho deciso di riprovare.
L’ispirazione è giunta quando stamattina ho perso un orecchino.
Apparentemente l’episodio non ha alcun collegamento con le mie nuove intenzioni, eppure il nesso c’è: il piccolo pendente, cui sono peraltro molto legata, è precipitato dalle mie mani, andando ad infilarsi negli spazi fra il soppalco ed il letto.
Ho pensato in quel momento “cavolo… ma quando li comprerò quei maledetti paraspifferi?”… e lì ho avuto un’epifania!
Li farò a maglia! Un bel “serpentello” di lana, con tanto di occhi e boccuccia, che riparerà i vuoti della struttura del mio giaciglio, e nel contempo arrederà la camera.
Geniale, vero?
Ho già provveduto ad informarmi online sul diritto, il rovescio, la chiusura… con video esplicativi ed istruzioni passo passo.
Sono un pò scettica, ma… potrei creare un capolavoro… chi lo sa?!