Oggi voglio cimentarmi in un post simpatico.
Dopo aver beccato l’influenza di stagione in tutte le sue possibili forme, attendo l’arrivo del morbillo.
Scherzi a parte, ho constatato che forse, e dico FORSE, il mio corpo inizia a lanciarmi segnali di allarme. E non sto parlando solo dei tipici acciacchi dovuti alla vecchiaia, no. Sarebbe troppo banale. Mi riferisco proprio a paterni consigli di ridurre lo stress. Insomma, di calmarmi un pò.
Così, ho pensato che, appena avrò un pò di tempo, mi concederò qualche analisi. Che bellezza. Considerato che, durante i periodi di malattia, ho ricevuto mille sollecitazioni a farmi visitare da uno splendido dottore che abita a due passi da casa mia ed ho fermamente rifiutato, sono proprio curiosa di vedere come reagirò di fronte alla prospettiva di uno stronzo qualsiasi che mi preleva il sangue. Si, si.
La verità è che sono calabrese dentro. Ho la tendenza a fidarmi poco di cose che non siano di casa mia. A Cosenza ho il dentista di fiducia, il dermatologo di fiducia, il medico generico di fiducia, il farmacista di fiducia, il veterinario di fiducia… e la lista potrebbe continuare all’infinito. A Padova sono una piccola, sperduta ragazza in cerca della sua dimensione vitale. Mi sento come la particella di sodio nell’acqua Lete. Insomma, ogni scelta radicata qui mi sa di tradimento verso la mia terra. E’ una puttanata, mi rendo conto. Ma non sono ancora pronta per insediarmi in modo completo.
C’è da dire, però, che faccio progressi. Nella mia bella mansarda comincio a respirare un pò più aria di “focolare domestico”. Sto anche iniziando a marcare il territorio con tanti piccoli oggetti e cianfrusaglie. Credo che, per quanto mi riguarda, il momento topico che segna l’insediamento di una persona in un ambiente, sia appendere qualcosa alle pareti. Come la bandiera di uno Stato infilata a conquista di una nuova terra. Ammetto di aver leggermente barato, perchè non ho ancora martellato nessun chiodo nel muro (ho usato delle piccole ventosine colorate sulle mattonelle), ma l’intenzione c’è. Già la cucina è stata totalmente invasa dalla mia presenza. Macchina da caffè a cialde, robot da cucina, affettatrice, spremiagrumi, campeggiano in bella mostra a sollecitare la preparazione di squisiti manicaretti. Nella mia vetrinetta, nuovi piatti e bicchieri arricchiscono lo scarno servizio di partenza. Sedie in più giacciono nel sottotetto nell’attesa di conviviali banchetti (e pure quelli iniziano ad aumentare). Insomma, progredisco socialmente.
La sera, quando rientro, è un pò sparito quel senso di disorientamento. Ora so che dietro l’uscio troverò qualcuno ad aspettarmi. Che sia un piccolo amore peloso o un essere umano in senso stretto poco importa. Non avverto molto la solitudine. Qualcosa è cambiato e non saprei dire cosa. C’è più calore intorno a me, anche se il cielo qui è sempre grigio e l’umidità e la nebbia gelano il cuore e le ossa. Ma oggi ha fatto capolino un timido sole. Che mi viene quasi voglia di girare alla ricerca degli ultimi saldi. Non so. Voglio essere ottimista, pensare che la mia vita, poco alla volta, cominci a mettersi in ordine. La mia mente si sta adeguando lentamente a questo cambiamento. La notte dormo, anche da sola.
E non ho più paura.
